ABSTRACTS
Sezione 1
- Il contributo delle industrie in pietra scheggiata alla
definizione degli aspetti culturali e delle facies regionali durante
il Neolitico in Italia
Radi G., Ronchitelli A.
–
Le industrie litiche fra Neolitico antico e prime
ceramiche dipinte: osservazioni e prospettive.
Ferrari A., Pessina A. Dal Santo N., Steffè G., Voytek B.
– Le
industrie litiche del Neolitico antico dell’Italia settentrionale:
un quadro generale.
La relazione si
propone di definire un quadro complessivo delle attuali conoscenze
sulle industrie litiche dei primi gruppi neolitici e di sottolineare
i principali problemi ancora aperti.
Fuolega
F., Starnini E. –
Aspetti e problemi delle industrie neolitiche tra Ceramica impressa
e Neolitico medio: alcuni casi studio.
Baglioni L., Martini F., Volante N.
– Le industrie litiche del Neolitico recente-finale in Italia
centrale.
Ferrari A., Fiume A., Mazzieri P., Pessina A.
– Le industrie litiche della pianura friulana tra la fine del VI
e gli inizi del V millennio a.C.
Lo studio delle
ricchissime serie in selce scheggiata rinvenute nel grande villaggio
di Sammardenchia permettono di definire i caratteri dei complessi
litici in selce scheggiata di questo aspetto culturale e di seguire
la loro evoluzione fino ai primi secoli del V millennio.
Diversamente da quanto accade in Pianura padana, con il passaggio al
V millennio a.C. in Friuli si registra una forte continuità nella
tradizione litica, dovuta alla mancata espansione dei primi aspetti
VBQ in quest’area
Conci C., Moser L.
– Elementi recenti nell’ambito dell’industria litica della
cultura di Fiorano nel sito di Lugo di Grezzana (campagne di scavo
1993).
In fase di
revisione dei materiali litici e ceramici della tesi di Laurea
“L’insediamento del Neolitico antico di Lugo di Grezzana e la
cultura di Fiorano”, sono emersi alcuni elementi che fanno
ipotizzare la presenza di una fase recente di questa Cultura
all’interno dell’abitato. Il riesame dei prodotti della scheggiatura
, degli insiemi litici e dei nuclei delle US considerate,
all’interno delle quali è documentata la presenza di ceramiche che
sono riferibili alle prime fasi della cultura VBQ, potrà permettere
l’individuazione di un’evoluzione cronologica all’interno del sito
stesso.
Lo
Vetro D.
– Il Neolitico di Pizzo di Bodio e l’evoluzione della litotecnica
in area varesina tra Neolitico antico e VBQ nel quadro delle
produzioni dell’Italia settentrionale.
In questa
relazione si illustrano i risultati dello studio delle produzioni in
pietra scheggiata della sequenza neolitica di Pizzo di Bodio (Bodio
Lomnago, Varese). L’analisi tecno-tipologica di dettaglio permette
di ricostruire l’evoluzione della produzione litica dal Neolitico
antico al Neolitico medio e di proporre alcune riflessioni sulla
possibilità di identificare caratteri originali della litotecnica
locale e di riconoscerli come peculiari della produzione litica di
quegli aspetti culturali dell’area varesina (Neolitico antico -
“Gruppo Isolino” e Neolitico medio VBQ- facies Isolino) da
tempo individuati sulla base della sequenza del vicino sito
dell’Isolino di Varese.
Fiume A., Pedrotti A.
– Isera La Torretta (TN) scavi 90/91: analisi dell'industria
litica della III fase della cultura dei VBQ - orizzonte 1.
Lo studio
dell'industria litica scheggiata del sito di Isera la Torretta (TN)
– orizzonte 1 è stato eseguito mediante l'analisi tipologica: essa
ha permesso di confermare l'inquadramento cronologico/culturale dei
materiali e di confrontare gli stessi con quelli dei siti coevi
appartenenti alla cultura dei vasi a bocca quadrata.
Lo Vetro D.
– Il Neolitico di Monte Covolo e l’evoluzione delle industrie
litiche tra Neolitico tardo ed età del Rame in area perialpina
lombarda.
Le industrie
litiche dei livelli tardoneolitici di Monte Covolo (scavi 1998-1999)
documentano un cambiamento della litotecnica al passaggio dalla fase
Lagozza (fase 1) alle fasi caratterizzate dalla comparsa della
ceramica tipo Breno (fasi 2 e 3). Queste industrie attestano
un’evoluzione della produzione litica legata ad una trasformazione
delle strategie di approvvigionamento della selce e al contestuale
crollo della tecnologia laminare. Nonostante il forte legame con la
tradizione neolitica la produzione litica acquisisce alla fine della
sequenza alcuni caratteri che avranno poi piena diffusione con
l’avvento dell’età del Rame. Il confronto delle industrie litiche di
Monte Covolo con alcune produzioni coeve dall’area perialpina
lombarda permette di avanzare alcune ipotesi circa l’evoluzione dei
litocomplessi della regione alla fine del ciclo neolitico locale.
Baglioni L., Dini M., Filippi O., Martini F., Sarti L., Tozzi M.,
Volante N.
– I primi aspetti neolitici dei siti appenninici della Toscana
settentrionale.
Moroni A., Plantone A., Arrighi S., Radina F., Sicolo M.
– Industrie
litiche scheggiate in contesti rituali del Neolitico recente-finale.
Gli esempi di Grotta Scanzano e dei pozzetti di Setteponti e
Masseria Stevanato nelle Murge adriatiche.
Nell’areale
delle Murge adriatiche le ricerche in corso sul Neolitico stanno
delineando alcuni aspetti del mondo ideologico delle comunità delle
fasi più avanzate ( IV millennio a.C.), riconoscibili nelle tracce
dei rituali religiosi ispirati ai cicli agrari e ambientati in
strutture ipogeiche come grotte e strutture a pozzo, collocate a
margine degli insediamenti. Grotta Scanzano, nella cui pianta si
riconosce un modello”architettonico” ben attestato nel territorio,
era chiaramente adibita ad usi cultuali, con deposizione di resti
umani selezionati e tra gli altri reperti ceramiche pregiate in
stile Serra d’Alto e Diana. Nello stesso tipo di contesto rientrano
i due pozzetti di Setteponti e di Masseria Stevanato, riferibili
rispettivamente ad un orizzonte Serra d’Alto non avanzato e ad un
fase che documenta ormai gli esiti del mondo neolitico, sullo
scorcio del IV millennio a.C. In essi sono attestate alcune varianti
più complesse del rituale, con la selezione di resti umani e di
fauna domestica (corna di Bos), oltre a elementi di alto valore
simbolico come ceramiche di pregio e frammenti di macine in calcare.
Lo studio si propone in questo caso l’esame delle industrie litiche
scheggiate egualmente attestate, di particolare interesse, il cui
esame preliminare, svolto dal punto di vista tipologico e
tecnologico, ha messo in evidenza caratteri specifici legati
probabilmente alla funzione dei contesti di appartenenza. Differenze
sono state notate tra gli insiemi più antichi rinvenuti in
associazione alla ceramica di tipo Serra D’alto e l’industria di
Stevanato soprattutto per quanto riguarda l’assetto dimensionale, i
litotipi utilizzati e la qualità tecnica dei manufatti. L’analisi
tecnotipologica verrà integrata con lo studio traceologico in modo
da ottenere ulteriori informazioni finalizzate all’interpretazione
dei siti indagati.
Martinelli M.C. , Lemorini C., Radina F., Muntoni I.M.
– Caratteri
dei complessi litici degli insediamenti del Neolitico antico del
Pulo di Molfetta e di Balsignano.
Il contributo
mette a fuoco in dettaglio i caratteri tecnologici, tipologici e
funzionali delle industrie litiche, parte integrante dei contesti di
scavo del Neolitico antico evidenziati nei siti della Bassa Murgia
barese del Pulo di Molfetta - Fondo Azzollini e di Balsignano, in
cui si manifestano due stadi successivi nell’ambito del processo di
neolitizzazione tra 6100-5880 e 5600-5450 BC, secondo le datazioni
assolute disponibili rispettivamente per i due contesti, di
riferimento ora per tutta una serie di dati di superficie sul più
antico popolamento neolitico dell’area.
L’industria è
composta prevalentemente da elementi in selce e da una significativa
quantità di pezzi in ossidiana. La tecnologia della pietra levigata
è poco sviluppata. Il carattere tecnologico dominante è l’utilizzo
di schegge e schegge laminari di dimensioni microlite e piccole con
una evidente tendenza all’ipermicrolitismo. Alcune osservazioni
sullo stato fisico dei pezzi possono fornire dati sulle modalità di
approvvigionamento della materia prima. Gli elementi tipologici sono
ben caratterizzanti facendo rientrare questi insediamenti in un
insieme industriale di tradizione castelnoviana, al quale si
affiancano caratteri tipologici più propriamente neolitici come gli
elementi di falcetto su tratti di lama.
L’analisi delle
tracce d’uso effettuata sulla totalità dell’industria scheggiata,
polita e in pietra pesante ha permesso di acquisire un dettagliato
quadro funzionale di entrambi i contesti. In particolare, a
Balsignano è stato evidenziato il carattere domestico delle attività
svolte, tra cui la mietitura rivestiva un ruolo primario.
Ingravallo E., Dell’Anna S.
– Analisi e confronto di alcune industrie del Neolitico salentino.
L’analisi di
alcune industrie neolitiche e il loro confronto con quanto già
edito, si propone di enucleare eventuali caratteri specifici per
ambiti cronologici e culturali. Si tratta, tuttavia, di industrie
provenienti da siti differenti tra loro: alcuni sono in grotta,
altri all’aperto e altri ancora indiziati solo da raccolte di
superficie. Il lavoro, pur nella difficoltà di pervenire a risultati
soddisfacenti, rappresenta comunque il tentativo di procedere a una
prima verifica.
Sezione 2
- Un approccio integrato alle industrie scheggiate: tipologia,
tecnologia, analisi funzionali e sistemi di gestione delle materie
prime
Bianchin Citton E., Conci C., Dal Santo N., Ferrari S., Mottes E.,
Salzani P., Visentini P., Ziggiotti S.
– Approccio tecno-tipologico e funzionale ai complessi litici
datati tra la metà del V millennio e la metà del IV millennio a.C.
di Friuli, Veneto, Trentino.
Nell’area geografica compresa fra Friuli, Veneto e
Trentino, tra la metà del V millennio e la metà del IV millennio a.C.,
si assiste dapprima ad un popolamento a mosaico costituito da siti
riferibili allo “stile meandro-spiralico” e allo “stile ad incisioni
ed impressioni” e, successivamente, a un Tardoneolitico non del
tutto definito ma con caratteri ricorrenti.
Su tali premesse
cronologico-culturali è impostato lo studio delle industrie litiche,
che tende a verificare, al pari delle analisi già condotte sui
repertori ceramici, corrispondenze o continuità/discontinuità
culturali a livello tecno-tipologico ed affinità nelle attività
economiche sulla base delle analisi traceologiche. Gli esiti di
questi studi saranno per quanto possibile incrociati con i dati
cronologici, economici e culturali in possesso per l’area.
Lugliè C.
– Tecnologia, variabilità tipologica e gestione delle materie
prime nell'industria litica scheggiata del Neolitico in Sardegna.
Pur nel recente
sviluppo dell'applicazione sistematica di analisi integrate
tipo-tecnologiche e di provenienza delle materie prime per la
definizione dei profili delle industrie litiche e della loro
variabilità diacronica, il quadro attuale relativo al Neolitico
della Sardegna si presenta tuttora lacunoso, a causa della qualità e
del numero limitato delle collezioni disponibili. Questo lavoro
propone una sintesi critica del mutamento del sistema di produzione
litica scheggiata in base all'esame integrale dei complessi ritenuti
più affidabili sul piano contestuale. Si affronta l'analisi dei
fenomeni di apparente lunga tradizione tecnologica e delle forti
discontinuità, sotto l'aspetto delle strategie di acquisizione delle
materie prime, delle modalità di riduzione, della composizione
tipologica, delle forme di circolazione delle risorse locali su
scala interregionale e della strutturazione di reti di scambio
preferenziali. In un quadro comparativo che si allarga a comprendere
l'intero areale del Mediterraneo nord-occidentale, acquista
particolare rilievo la misura in cui attualmente l'industria litica
possa contribuire a definire ed intepretare le dinamiche di
regionalizzazione, segmentazione ed evoluzione dei gruppi culturali
insulari nel corso del Neolitico.
Voytek B.
– Microwear analysis and chronological markers.
Experimentation with stone tool manufacture and use,
ethnoarcheological studies of stone manufacture and use, and
microware analysis have done much to expand the value of data wich
can be extracted from lithic assemblages. They serve to counteract
the view that such assemblages represent little more than
“toolkists” to be described, classifies and stored away.
Microwear analysis is essential to understanding variation in lithic
assemblages given the variation in systems of resource exploitation
among human societies. The focus of this paper is the contribution
of microwear analysis to the study of chipped stone assemblages from
different time periods in human prehistory. Different time periods
tend to have associated tools that have come, to some degree, to be
considered chronological markers. The argument is that microwear
anlysis can increase our understanding of the nature of the changes
wich contributes to these markers appearing to be chronologically
sensitive. Microwear analysis can provide answers to different types
of questions, including taphonomic questions as well as questions
pertaining th the function of the tools.
Conci C., Dal Santo N.
– Catene operative incomplete: un approccio sperimentale alle
industrie neolitiche.
L’analisi delle
industrie in pietra scheggiata neolitiche si deve frequentemente
confrontare con contesti deposizionali estremamente frammentari che
rendono difficile seguire le operazioni di scheggiatura nel loro
dispiegarsi a partire dal blocco grezzo fino all’abbandono dello
strumento così come si sono effettivamente svolte nella vita delle
comunità prese in esame. Al fine di superare queste difficoltà
sembra opportuno ricorrere alla sperimentazione necessaria prima di
tutto per la comprensione delle tecniche di preparazione e
produzione dei nuclei e strumenti, e, in seguito, per una
valutazione quantitativa dei supporti, delle quantità di pezzi
corticati e dei sottoprodotti ottenibili a seconda del volume di
materia prima e di date tecniche di lavorazione. L’obiettivo è
quello di poter arrivare ad una stima del numero minimo di nuclei
presenti sull’insediamento o nell’area di scavo e quindi di
stabilire il reale fabbisogno di risorse litiche.
Guilbeau D.
– Le grande lame di selce in Italia: una produzione specializzata
fin dal Neolitico.
Le grandi lame
di selce (almeno 15 - 18 cm di lunghezza) sono particolari per
parecchi aspetti:
- alto livello
tecnico come ha mostrato J. Pélegrin;
- ampia
diffusione (spesso centinaia di km);
- gestione
particolare (per esempio lame in deposito).
In Europa,
queste lame, prodotte in pochissime regioni, sono presenti
sopratutto a partire della fine del Neolitico e durante l’Eneolitico.
L’Italia si distingue per una produzione antichissima (almeno
all’inizio del Neolitico medio) e molto diversa (con almeno il
Gargano, il Monte Tabuto in Sicilia, e tardivamente Perfugas in
Sardegna). Dunque queste lame mostrano che la specializzazione delle
produzioni litiche in Italia comincia prestissimo, almeno nel sud
della Penisola e in Sicilia.
Cristiani E., Pedrotti A., Gialanella S., Grimaldi S.,
– Funzione, tecnologia e residui. Un approccio interdisciplinare
allo studio dei microliti geometrici del Riparo Gaban (Trento).
Vengono
presentati i risultati di uno studio interdisciplinare condotto
sull’insieme dei microliti geometrici cosiddetti “trapezi”
attribuibili ai livelli del Castelnoviano finale e del Neolitico
antico del Riparo Gaban (TN).
Il campione è
costituito da 157 manufatti provenienti dal settere IV del sito, in
particolare dai tagli 6-10 del livello D (Neolitico antico) e 1-5
del livello E (Castelnoviano finale).
L’analisi
tecno-funzionale ha individuato specificità connesse alle modalità
di produzione ed utilizzo dei trapezi nei due ambiti
crono-culturali.
Numerosi residui
di ocra e materiale organico individuati nelle zone di immanicatura
dei trapezi sono stati indagati per mezzo di analisi ESEM, EDAX e
FTIR. I risultati ottenuti confermano ed arricchiscono quanto già
emerso dall’analisi funzionale.
Agostini L., Banchieri D., Ferrari S., Lo Vetro D., Pallecchi P.,
Rigamonti I.
– L’approvvigionamento delle materie prime in area varesina
durante il Neolitico: primi risultati da Pizzo di Bodio.
Si presentano i
dati preliminari dello studio delle materie prime dei materiali
neolitici di Pizzo di Bodio. La caratterizzazione è stata ottenuta
mediante osservazione di sezioni sottili petrografiche al
microscopio ottico polarizzatore e mediante determinazione
geochimica delle componenti elementari ottenuta utilizzando uno
spettrometro EDS collegato al microscopio elettronico a scansione.
Sebbene in via preliminare lo studio ha permesso di ottenere
informazioni su alcuni litotipi utilizzati a Pizzo di Bodio durante
il Neolitico e sulla distribuzione degli stessi nella serie
cronoculturale.
La stessa
procedura analitica è stata applicata ad un campionamento di selci
prelevate dalle formazioni calcaree affioranti nelle vicinanze del
sito archeologico. La comparazione dei risultati ha permesso di
ottenere i primi dati circa le aree di approvvigionamento
localizzate in zone diverse ma nello stesso ambito locale. La
diversa distribuzione dei litotipi nella produzione, provenienti da
formazioni diverse, ha permesso di identificare diverse aree di
approvvigionamento delle materie prime e la loro localilzzazione
cronologica.
Bevilacqua R.
– La produzione litica di Sammardenchia-Cueis nel corso del primo
Neolitico.
L’analisi
tecnologica delle industrie in pietra scheggiata del sito di
Sammardenchia cominciata nel 1999 con l’esame di un campione
proveniente sulle strutture 113 e 117, è ora finalizzata allo studio
di due insiemi cronologicamente distinti. Il gruppo di strutture
86-89 e la grande struttura 153 corrispondono infatti a due fasi
successive dell’occupazione neolitica di Sammardenchia di cui la
produzione litica è messa a confronto allo scopo di valutare
continuità ed evoluzione nella gestione locale del sistema litico.
Dalla Riva M.
–
Oltre Laplace: chaîne opératoire e débitage analysis.
La tecnologia
litica del Neolitico Medio (VBQ II e III) sulla Rocca di Rivoli
(Verona.)
Nell’ambito
degli studi sulle industrie litiche in Italia, l’analisi dei
manufatti scheggiati del periodo Olocenico rimane, spesso, ancorata
alla puntuale analisi tipologica di tradizione laplaciana.
L’attenzione particolare dedicata ai soli manufatti ritoccati che ne
deriva resta, soprattutto in assenza di uno studio tecno-funzionale,
una lista tipologica, isolata dal contesto della produzione,
sottovalutando così gli aspetti tecnologici e funzionali che hanno
influenzato le fasi di realizzazione, utilizzo (anche di scambio) e
infine di abbandondono dei manufatti.
Il presente
intervento, mostra come un approccio metodologico in sintonia con
quello della chaîne opératoire (introdotto da
Leroi-Gourhan già negli anni 60 del secolo scorso e successivamente
sviluppato e applicato non solo alle industrie paleolitiche, ma
anche alle industrie litiche oloceniche e per alcuni aspetti anche a
manufatti ceramici e in osso) unito a quello di tradizione
anglosassone (e.g. Andrefsky 2001) per l’analisi degli attributi
tecnologici del debitage possano far luce sulle strategie di
produzione utilizzate durante il Neolitico Medio nel sito della
Rocca di Rivoli.
Verranno
illustrati e discussi i risultati preliminari dello studio, a
partire dalla scelta delle materie prime (i diversi litotipi
provenienti dalle formazioni dei Monti Lessini occidentali), la
gestione di queste in relazione ai diversi processi di riduzione del
nucleo, la produzione di supporti anche per la trasformazione dei
manufatti in strumenti, successivi ravvivamenti e, per ultimo, le
modalità del loro abbandono.
Peresani M., Mielo R.
– Estrazione e lavorazione della selce sullo spartiacque
prealpino: l’esempio del sito di Monte Doch.
Gardin S., Bertola S.
– Analisi tecnologica e sperimentale dell’industria litica
proveniente dalla prima areadi abitazione dell’insediamento
neolitico di Molino Casarotto nelle Valli di Fimon (Colli Berici,
Vicenza.
La proposta si
basa sulla tesi di laurea presentata da S. Gardin nell’ottobre 2007
presso l’Università di Ferrara, dal titolo “Analisi tecnologica
dell’industria litica proveniente dalla prima area di abitazione
dell’insediamento neolitico di Molino Casarotto nelle Valli di Fimon
(Colli Berici, Vicenza)”. Oltre gli argomenti già trattati nella
tesi (studio e ricostruzione delle catene operative impiegate nello
sfruttamento della selce), verranno approfonditi altri temi
fondamentali
come:
- inquadramento
del sito nell’ambito della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata
dell’Italia Nord-orientale (confronto con altri insiemi litici
provenienti da giacimenti appartenenti alla prima fase della cultura
dei VBQ);
- presentazione
del programma di sperimentazione adottato durante la preparazione
della tesi e dei lavori eseguiti successivamente volti
all’approfondimento delle conoscenze riguardanti la tecnologia
litica della cultura dei VBQ.
Berton A., BINDER D., Bonato M., Campetti S., Dini M.
– L’industria del Neolitico finale in selce e ossidiana di Grotta
all’Onda (Camaiore, Lucca). Lo scambio di materie prime e di
soluzioni tecnologiche nell’area tirrenica nord-occidentale.
L’industria del
Neolitico finale di Grotta all’Onda è caratterizzata sia da un
insieme molto eterogeneo di materie prime di provenienza alloctona,
sia da aspetti tecnologici e tipologici assai particolari per quanto
riguarda la classe delle cuspidi peduncolate microlitiche. La
presenza di ossidiana sarda, di selce prealpina e pedeappenninica
emiliana, nonché di selce francese “beduliana”, testimonia i
contatti a largo raggio stabiliti dalla popolazione neolitica
locale: la grotta si collocava infatti in una posizione strategica
lungo le vie commerciali tirreniche, costituendo una possibile tappa
intermedia tra l’area sud-occidentale sardo-corsa, la zona
appenninica, l’area prealpina e quella della Francia meridionale.
Moroni A., Arrighi S.
– L’industria
litica di Panicarola – La Lucciola: studio tecno-funzionale dei
manufatti laminari.
L’insediamento di Panicarola – la
Lucciola (PG), situato sulla sponda sud – occidentale del lago
Trasimeno, è stato scavato tra il 1967 e il 1977 dalla
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria. Il sito ha
restituito abbondante materiale fittile riconducibile all’ambito
culturale della ceramica impressa tirrenica con elementi tipici sia
dell’aspetto ligure-provenzale che del cardiale geometrico.
Per quanto riguarda l’industria
litica, lo studio tipologico, condotto con il tradizionale metodo
laplaciano (Laplace 1964) da uno degli autori (A. Moroni, 2003), ha
messo in luce la presenza di caratteri indicativi di una probabile
continuità con la tradizione del mesolitico recente castelnoviano,
fornendo interessanti spunti per una migliore comprensione dei
processi legati al fenomeno della neolitizzazione nel centro Italia.
Da tale indagine sono emerse inoltre notevoli affinità con altri
abitati perilacustri del Neolitico antico, quali La Marmotta e Colle
S.Stefano, che potremmo considerare sintomatiche dell’adattamento ad
un particolare ecosistema e, conseguentemente, di un’analoga
impostazione nello sfruttamento delle risorse ambientali.
Poiché l’approccio tipologico,
seppure fondamentale, rappresenta, com’è noto, solo una tappa del
percorso volto alla comprensione della complessa catena operativa
propria di un’industria litica, in questa sede si ritiene opportuno
esaminare il materiale di Panicarola anche sotto il profilo
tecnologico e funzionale, consci che solo attraverso l’impiego delle
diverse metodologie di studio sia possibile arrivare ad una
valutazione efficace e significativa della capacità tecnica di un
determinato gruppo umano.
Le più recenti indagini in materia
di industrie litiche scheggiate in generale, e relative alle
tecniche di produzione laminare in particolare, tendono a
sottolineare, con sempre maggiore convinzione, la necessità di
affrontare lo studio di uno strumentario a partire dalle prime
azioni dell’artigiano/i che lo hanno prodotto, in quanto “La
morphologie de l’outil s’élabore dés les premières phases du
débitage, à travers tous les gestes techniques du tailleur” (Gallet,
2002).
Lo scopo che ci prefiggiamo con lo
studio del materiale di Panicarola non è unicamente quello di
affrontare il problema dal punto di vista tecnologico (sistema, o
sistemi, di produzione messi in atto nell’ abitato) e funzionale, in
senso strettamente traceologico, ma soprattutto quello di porre a
confronto, “integrare”, i risultati dei diversi approcci,
(tipologico, tecnologico e traceologico), nell’opinione che ciò
possa fornire lo spunto per una chiave di lettura, almeno in parte
innovativa, dello sviluppo dei processi culturali del primo
Neolitico dell’Italia centrale.
Arrighi S., De Angelis M.C., Moroni A.
– Attività
agricole nei siti neolitici del territorio umbro: dati
archeobotanici e studio funzionale degli “elementi di falcetto”.
La comunicazione
proposta è relativa ai risultati dell’analisi traceologica
effettuata sugli “elementi di falcetto” provenienti dagli abitati
all’aperto di Panicarola – la Lucciola, sul lago Trasimeno e di San
Marco di Gubbio (PG), che si caratterizzano per aver restituito
rispettivamente ceramica impressa tirrenica e ceramica impressa di
tipo adriatico, e dagli stanziamenti a ceramica dipinta di Grotta
Bella e di Grotta dei Cocci (TR).
Appare infatti
oramai indispensabile, soprattutto per quel che concerne le prime
fasi del Neolitico, affrontare lo studio di questa categoria di
manufatti anche dal punto di vista funzionale. In genere si tende a
collegare automaticamente il rinvenimento di “elementi di falcetto”,
il cui principale carattere identificativo è costituito dalla
lustratura, alla presenza di pratiche agricole; tuttavia studi
funzionali sempre più numerosi stanno dimostrando che tracce del
tutto simili ad occhi nudo, possono essere provocate in realtà da
utilizzi diversificati sia a livello di azione (raschiare,
tagliare), sia per quanto riguarda il tipo di vegetale trattato (non
necessariamente cereali, ma anche erba, foglie, felci, giunchi canne
ecc…).
L’identificazione di queste tracce, che verranno, quando possibile,
correlate ai dati paleobotanici, risulta pertanto densa di
conseguenze sul piano dell’interpretazione tecno-economica degli
strumenti e dei siti, con importanti ripercussioni sulla definizione
dei processi legati all’avvento dell’economia produttiva nel
territorio umbro.
Petrinelli Pannocchia C., Tupone A. Radi G.
– Tecnologia e funzionalità delle industrie litiche del villaggio
di Fossacesia.
L’abitato di
Fossacesia (CH) si compone di numerose strutture infossate, di forme
e dimensioni diverse, che hanno restituito grandi quantità di
materiali archeologici. Il sito si inserisce in una fase avanzata
della cultura di Ripoli, che le datazioni, ottenute per la
struttura 1, collocano alla metà del V millennio a.C. in cronologia
calibrata.
Nel presente
lavoro saranno illustrati i risultati raggiunti dalle analisi
tecno-tipologiche dell’industria litica scheggiata, condotte al fine
di ricostruire la struttura dell’industria e le catene operative
messe in atto sul sito. L’analisi funzionale effettuata su alcune
classi di strumenti ha, inoltre, consentito di ottenere informazioni
sulle attività condotte nel villaggio e dunque sull’economia e sulle
tecniche agricole impiegate.
Infine le
caratteristiche delle industrie sono state esaminate in relazione
alle strutture di appartenenza, distinte da peculiarità morfologiche
e dimensionali, nel tentativo di riconoscere la funzione delle
strutture stesse e di ricostruire l’organizzazione spaziale interna
dell’abitato.
Collina C.
–
Evoluzione delle industrie litiche del Neolitico antico in Italia
meridionale: analisi delle catene operazionali e identificazione dei
sistemi tecnici.
Nel quadro degli
studi consacrati alla ricostruzione delle dinamiche del passaggio
dal Mesolitico al Neolitico e della formazione del Neolitico antico
in Italia meridionale, l’attenzione su aspetti crono-tipologici
della gran parte degli studi sulle industrie litiche non sempre
consente di mettere a fuoco le problematiche concernenti le
strutture dei sistemi tecnici, i metodi di scheggiatura, la gestione
e la circolazione delle materie prime durante le fasi più antiche
del Neolitico. Il riconoscimento dei metodi e delle tecniche di
débitage e la definizione dei sistemi tecnici, rappresentano
elementi cruciali per descrivere i caratteri delle prime industrie
litiche neolitiche e, in senso più ampio, per affrontare il tema del
passaggio di conoscenze che si attua tra VII e VI mill. a. C. in
questa regione del Mediterraneo occidentale.
Questo lavoro si
propone di presentare, discutere e comparare i risultati dello
studio tecnologico eseguito innanzitutto sull’industria proveniente
dalla sequenza meso-neolitica della Grotta dell’Uzzo, poi sulle
industrie da siti chiave del Neolitico antico in Italia meridionale.
La finalità è di pervenire ad un bilancio complessivo delle
strategie tecniche e di gestione della materia prima messe in atto
ed alla loro valutazione in termini di continuità o discontinuità
culturale e tecnica. La sequenza delle azioni attuate dal
reperimento della materia prima fino all’abbandono dell’oggetto
litico ed il significato che queste stesse operazioni assumono in
termini di comportamento territoriale e di modalità
d’approvvigionamento rappresentano gli elementi strutturali di una
strategia tecnica. I concetti di economia della materia prima e di
economia del débitage rappresentano gli strumenti d’analisi
utilizzati per la valutazione degli aspetti qualitativi e
quantitativi dei sistemi tecnici. L’integrazione di un approccio
petrografico di dettaglio con un approccio strutturale alle
industrie prese in esame ha consentito di evidenziare i principi
fondamentali dei comportamenti tecnici osservati.
Martinelli M.C., Muntoni I.M., Radina F., Sivilli S.
– Osservazioni sulla circolazione dell’ossidiana in Puglia nel
corso del Neolitico.
Il contribuito
svilupperà una sintesi della presenza di ossidiana nei siti del
Neolitico pugliese, dalle fasi antiche alle recenti, riassumendo i
contesti, le cronologie, le provenienze, i dati quantitativi,
tipologici e tecnologici.
Il rinvenimento
di ossidiana nei livelli del più antico Neolitico al Pulo di
Molfetta – Fondo Azzollini ha fornito lo spunto per un’ampia
riconsiderazione dei meccanismi di circolazione di questa materia
prima. Il sistematico programma di determinazioni di provenienza,
condotto con metodiche non distruttive, ha messo, inoltre, in luce
un quadro piuttosto articolato delle diverse fonti di
approvvigionamento. Da una parte è stata confermata la netta,
talvolta esclusiva, predominanza dell’ossidiana di Lipari durante
tutte le fasi del Neolitico, da quelle più antiche a quelle finali;
dall’altra sono state evidenziate sia una significativa presenza,
più ampia di quanto precedentemente noto, di ossidiana pontina a
Masseria Candelaro e a Balsignano, sia l’attestazione, pur
estremamente limitata, di ossidiana da Monte Arci all’interno della
dolina del Pulo di Molfetta, fonte finora mai documentata né in
Italia meridionale, né lungo la costa adriatica.
Il quadro
tracciato ed il confronto con la tecnologia in ossidiana
specializzata delle Isole Eolie, fonte mineraria
privilegiata, permetteranno di affrontare alcune ipotesi sul o sui
modelli di circolazione di
questa materia prima in un territorio in forte sviluppo durante il
Neolitico.
Martinelli M.C.
– Evoluzione della tecnologia in ossidiana nelle Isole Eolie: da
Castellaro a Diana.
L’analisi dei
complessi litici in ossidiana delle Isole Eolie ha fornito numerosi
dati sulla tecnologia impiegata che determina la produzione di
manufatti scheggiati. Si sono potuti osservare caratteri diversi ed
in evoluzione dal momento iniziale riferibile allo stanziamento
stabile di comunità neolitiche ( fase di Castellaro) nei siti di
Rinicedda a Salina e Castellaro a Lipari fino alla fase di Diana in
cui si ha un notevole incremento della popolazione residente
collegato ad un completo controllo e sfruttamento della risorsa
mineraria di ossidiana. L’analisi di alcuni contesti di scavo
provenienti dall’insediamento di contrada Diana, trincee XVII e
XXXVI, permette di approfondire i caratteri tecnologici e tipologici
di questa industria che ha ripercussione sulla circolazione di
ossidiana in Sicilia ed in Italia peninsulare
Lugliè C., Vacca G., Zara A.
– La
diffusione neolitica del diaspro dell'Isola di San Pietro (Sardegna
Sud-Occidentale).
Tra le materie
prime silicee della Sardegna interessate da una circolazione
sovralocale durante tutto il Neolitico, il diaspro originario degli
affioramenti del Becco nell'Isola di San Pietro riveste un interesse
non secondario. A seguito dei dati preliminari precedentemente
editi, questo studio illustra i risultati di indagini di
approfondimento volte ad una migliore determinazione degli
affioramenti, delle direttrici di diffusione e dei caratteri
specifici delle industrie finora censite impieganti questa materia
prima. La possibilità di localizzare la sorgente entro un areale
insulare limitato e di tracciarne la circolazione lungo un ambito
cronotopico di migliaia di anni e di un centinaio di km,
contribuisce in misura consistente alla ricostruzione della mobilità
dei gruppi e delle forme/modalità di interazione tra le comunità
neolitiche della Sardegna, nonché ad interpretarne il significato e
a discuterne le ragioni della variabilità diacronica.
Cappai R.
– L’approccio
tecnologico per l’analisi dell’industria litica scheggiata: casi
studio del Neolitico finale della Sardegna.
Il contributo
proposto intende mostrare i risultati ottenuti con lo studio
dell’industria litica scheggiata attraverso l’applicazione di uno
strumento quale la tecnologia. Questa permette la ricostruzione
della sequenza operativa fino alla definizione del sistema tecnico
di una società.
Nei contesti
presi in esame come punto di partenza - ad esempio il villaggio
neo-eneolitico di Craviole Paderi – Sestu (Cappai 2006) e le tombe 3
e 32 di Ispiluncas – Sedilo (Cappai – Melis 2006) - l’analisi
tecnologica ha permesso di isolare dei comportamenti tecnici e
rispondere a quesiti sulla gestione della materia prima, del
débitage, sulla funzionalità del sito e sul ruolo dell’industria
litica quale elemento portante di una comunità. Partendo da questi
dati (integrati con contesti ancora inediti) è forse possibile
tracciare delle caratteristiche più particolari delle facies
culturali tardo neolitiche.
Sezione 3
- I riflessi dei cambiamenti culturali nelle produzioni ceramiche e
nelle industrie litiche: due velocità a confronto
Baglioni L., Martini F., Sarti L., Silvestrini M., Volante N.
– Il Neolitico recente-finale in Italia centrale:tradizioni e
innovazioni nelle produzioni ceramiche e litiche.
Tozzi C., Serradimigni M., Colombo M.
– Catignano e
Colle Cera: tipologia, tecnologia e approvvigionamento delle materie
prime scheggiabili negli insediamenti abitativi della Cultura di
Catignano. Confronto con le industrie litiche delle facies a bande
rosse del sud della Penisola Italiana.
Lo studio si
propone di presentare i complessi litici rinvenuti nei villaggi di
Catignano (PE) e Colle Cera (Loreto Aprutino - PE), due abitati
appartenenti alla Cultura di Catignano.
L’industria
litica scheggiata rinvenuta nei due insediamenti, composta
principalmente da selce e, in misura molto minore, da ossidiana,
dimostra le forti similitudini tra i due siti, dato già messo in
evidenza dallo studio dei complessi fittili.
In particolare
si è notata la marcata preferenza per lo sfruttamento di materie
prime locali, che porta alla produzione di manufatti poco
specializzati e di non accurata fattura; strumenti di qualità
decisamente superiore venivano comunque realizzati, seppure in
minore quantità, con selce alloctona, come la “scaglia marchigiana”
e la selce garganica.
Obiettivo
principale del presente studio è quello di mostrare le somiglianze e
le differenze tra i due complessi litici e quelli appartenenti alle
facies a bande rosse del sud della Penisola, mostrando se e come
alle differenze delle forme vascolari corrispondano anche differenze
nella struttura dell'industria litica.
Conati Barbaro C., Lemorini C., Muntoni I.M.
– Tecnologia, funzioni e spazi di vita: una comunità che cambia
nel Neolitico del Tavoliere.
La tradizionale
metodologia di studio dei manufatti archeologici tende a
privilegiare l’aspetto tipologico per individuare i cambiamenti
culturali nel corso del tempo. In particolare dal momento in cui
compare la prima ceramica del neolitico appare molto netta la
distinzione dei percorsi di analisi delle sue classi di materiali
più presenti, ceramica ed industria litica. Tale separazione trae la
sua origine anche dal presupposto che la ceramica sia più sensibile
alle variazioni culturali di quanto non lo sia l’industria litica.
Le materie prime
litiche ovviamente non hanno quei caratteri di duttilità propri
dell’argilla e quindi tali cambiamenti appaiono meno percepibili
attraverso l’aspetto formale: solo attraverso un’integrata indagine
tecno-funzionale è possibile cogliere modificazioni e tradizioni
diverse all’interno delle comunità del passato. Inoltre, lo studio
congiunto della ceramica e dell’industria litica nell’ambito di una
dettagliata comprensione dei meccanismi deposizionali e
post-deposizionali dei contesti archeologici, rappresenta un
ottimale strumento per la ricostruzione delle modalità d’uso dello
spazio e delle sue trasformazioni nel tempo.
Tale
metodologia, che prevede l’integrazione tra analisi tipologica,
tecnologica e funzionale, è stata applicata allo studio dei
materiali ceramici e litici del sito neolitico di Masseria
Candelabro (Foggia). Si tratta di un tipico villaggio trincerato del
Tavoliere di Puglia frequentato dal Neolitico Antico al Neolitico
medio avanzato (VI millennio a.C. Cal.) con evidenti modificazioni
strutturali e nell’uso degli spazi domestici e non. Verranno quindi
evidenziati i risultati ottenuti sottolineando gli elementi
indicativi dei cambiamenti culturali nell’ambito delle produzioni
artigianali che si sono avvicendate nell’arco di un millennio e che
riflettono profondi cambiamenti nell’organizzazione socio-economica
e nell’ideologia delle comunità neolitiche di questa regione.
Sezione 4
- Norme descrittive e strumenti metodologici per lo studio delle
industrie neolitiche in pietra scheggiata
Galiberti A., Bartoli G., Giannoni L.
– I manufatti litici da miniera (picconi e mazzuoli): proposta di
una scheda analitica computerizzata.
Si propone una
scheda analitica computerizzata per lo studio sistematico dei
manufatti litici da miniera, rappresentati soprattutto da picconi e
mazzuoli, presenti nelle strutture minerarie per l’estrazione della
selce del Neolitico e dell’Età dei Metalli. La proposta nasce dalla
constatazione, per ora solo su basi empiriche, di una modificazione
tecno-tipologica di questi manufatti nel corso del Neolitico e
dell’Età dei Metalli nel territorio del Gargano. Questa categoria di
reperti potrebbe essere un parametro cronologico culturale
significativo in contesti minerari olocenici.
POSTER
Pessina A., Fiappo G., Fragiacomo A.
– L’industria litica del sito del primo Neolitico di Pavia di
Udine.
Recenti indagini
nel villaggio di Pavia di Udine, riferibile al Primo Neolitico,
forniscono nuove indicazioni sulle industrie in selce scheggiata
delle prime popolazioni neolitiche del Friuli. Di particolare
interesse in questo sito risulta la presenza di manufatti in
cristallo di rocca, che – insieme ad altri dati - pare differenziare
questo sito rispetto al vicino grande villaggio di Sammardenchia.
Lo Vetro D., Trenti F.
– Pizzo di Bodio. Le industrie litiche dei livelli del primo
Neolitico.
In questo lavoro
si illustra lo studio delle industrie litiche riferibili alle prime
due fasi insediative della sequenza crono-culturale del sito
perilacustre di Pizzo di Bodio (Varese). La fase più antica, fase 00
(USS 327 e 250), e quella superiore, fase 0 (USS 326, 238, 271, 272
e 254). Il primo impianto abitativo riferibile alla fase più antica
(fase 00) è documentato da rari resti di carboni, reperti ceramici e
litici e da alcune buche di palo, unica testimonianza di una
struttura abitativa obliterata dall’azione idraulica lacustre. Nella
fase 0 una seconda struttura abitativa è testimoniata da elementi in
pietra e da zone di concentrazione di concotto. Per questa fase
disponiamo di due date radiometriche 6320+80 BP e 6060+50
BP che in accordo con la produzione ceramica collocano questo
secondo episodio insediativo al Neolitico antico.
Le industrie
litiche nel complesso mostrano una fisionomia tecno-tipologica che
rimanda alla tradizione castelnoviana: débitage laminare con
produzione di lame e lamelle regolari anche mediante la tecnica a
pressione, presenza di lame denticolate, tecnica del microbulino
associata alla produzione di trapezi.
Capretti S., Di Rosa M., Lo Vetro D., Samoni L.
– Pizzo di Bodio: tecnotipologia delle industrie litiche del
Neolitico antico – Gruppo dell’Isolino.
Nella serie
stratigrafica di Pizzo di Bodio (Bodio Lomnago, Varese), l’ultima
frequentazione relativa al Neolitico antico è documentata da una
serie di livelli (tra cui le USS 212c/229, 360, 450, 470,
corrispondenti alla fase 1 della sequenza) riferibili al locale
aspetto noto come “Gruppo dell’Isolino”. Si illustrano i risultati
dello studio delle industrie in pietra scheggiata che attestano
un’evoluzione della produzione litica rispetto alle fasi precedenti
(fasi 0 e 00) ravvisabile sia sotto l’aspetto tecnologico sia
tipologico e che appare strettamente collegata ad un cambiamento
della catena operativa in relazione ad un cambiamento nelle
strategie di approvvigionamento delle materie prime scheggiabili.
Lo Vetro D., Romoli F.
– Pizzo di Bodio: L’industria litica del Neolitico medio - VBQ I
Le indagini
archeologiche nel sito di Pizzo di Bodio (Bodio Lomnago, Varese),
hanno evidenziato all’interno della sequenza stratigrafica la
presenza alcuni livelli di frequentazione relativi al Neolitico
medio che giacevano direttamente sovrapposti agli strati del
Neolitico antico. Nel corso delle campagne di scavo del 1988 e del
1994 è stata messa in luce una struttura abitativa a pianta
rettangolare (USS 431 e 336) con acciottolato esterno (US 412/331),
il cui impianto è ascrivibile alla fase 2 della sequenza
stratigrafica ed attribuibile, in base dell’indicatore ceramico, ad
un momento iniziale della Cultura del Vaso a Bocca Quadrata. I
materiali oggetto di questo lavoro, provengono sia dalla
pavimentazione interna sia dall’acciottolato esterno
dell’abitazione.
Ferrari S., Lo Vetro D.
– Pizzo di Bodio: le industrie litiche del Neolitico medio – VBQ
“facies Isolino”.
Nel sito di
Pizzo di Bodio (Bodio Lomnago, Varese) alcuni livelli documentano
una fase di frequentazione (fase 4) ascrivibile ad un aspetto locale
della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata noto in letteratura come
facies dell’Isolino. I risultati dello studio tecno-tipologico
dell’industria litica dell’US 321, oggetto di questo contributo,
rivelano una evoluzione della litotecnica rispetto al momento
iniziale della Cultura del Vaso a Bocca Quadrata documentato nei
livelli sottostanti.
Mattioli T., Di Marco F.
– Primi dati dal sito Neo-Eneolitico di Antirata (Città di
Castello, Perugia).
Il poster
illustra i primi dati ricavati dall’analisi dei manufatti fittili e
litici e dall’analisi delle strutture neo-eneolitiche
dell’insediamento all’aperto individuato dall’Università degli Studi
di Perugina in località Antirata nel comune di Città di Castello (Perugia).
Baglioni L.
– Tecnologia e tipologia dei pezzi foliati nel Neolitico
marchigiano.
Cuda M.T.
– L’industria
litica di Chiarentana (Chianciano Terme, Siena).
Angeli L., Negrino F., Radi G., Tupone A.
– Approvvigionamento e impiego della materia prima fra mesolitico
e neolitico nel Fucino (L’Aquila).
In questa sede
vengono presentati i risultati preliminari emersi dallo studio del
complesso litico rinvenuto nel corso della ricognizione di
superficie e della prima campagna di scavo condotte nel 2007.
Serradimigni M., Colombo M.
– Diverse tipologie di nuclei da Catignano – Area D: riflesso di
una evoluzione culturale? Confronto tra le strutture 501/503 e 502.
Lo studio si
propone di presentare le diverse tipologie di nuclei rinvenute nelle
Strutture 501/503 e 502 della nuova area di scavo del villaggio
neolitico di Catignano (PE).
Accanto a
manufatti volti alla produzione di schegge, si trovano anche nuclei
di dimensioni molto ridotte con negativi di stacchi microlamellari.
Le diverse
tipologie di nuclei provengono da due differenti strutture del
villaggio, e fanno quindi supporre una differente tecnica di
scheggiatura legata probabilmente ad una evoluzione della Cultura
di Catignano verso la Cultura di Ripoli.
Affuso A., Bianco S.
– Aspetti
tecnologici e funzionali delle industrie neolitiche di località
Petrulla di Policoro (Matera).
Il piccolo
complesso litico proveniente dal sito di località Petrulla di
Policoro evidenzia caratteri tipologici e funzionali collegabili a
strategie di sussistenza e modelli socio-culturali pertinenti le
comunità neolitiche della Basilicata ionica.
Alla base della
comprensione dei primi processi di antropizzazione dell’area
ascrivibili al Neolitico, è l'individuazione di quelle produzioni
che hanno portato, come nel caso dell’industria litica, a fornire
mezzi e risposte ad una serie di bisogni primari e sollecitazioni
ambientali. Tale indagine consentirebbe la ricostruzione di un
quadro generale relativo alle tradizioni tecnologiche dei primi
gruppi umani di agricoltori e allevatori e al loro rapporto con il
territorio, alle attività praticate all’interno dell’insediamento,
all’identificazione di facies culturali.
L’approccio
integrato allo strumentario litico porta ad affrontare in modo nuovo
una serie di problematiche relative alle tecniche di fabbricazione,
alla destinazione d’uso di alcuni manufatti, alle relazioni
esistenti fra materia prima impiegata, aree di approvvigionamento,
sistema degli scambi.
L’esame del
materiale, oggetto di studio, alla luce delle nuove metodologie
d’indagine e di recenti acquisizioni, consente attualmente una
riconsiderazione generale sui processi di sedimentazione sincronica
e diacronica del contesto culturale di Petrulla.
Affuso A., Bianco S.
– I complessi
litici del sito neolitico di Cetrangolo di Montalbano Jonico
(Matera). Tipologie e riferimenti crono-culturali.
Alcune classi di
materiali provenienti da scavi effettuati nel sito di Contrada
Cetrangolo di Montalbano Jonico (Matera) rivelano aspetti culturali
legati a prime forme di economia produttiva. L’esame del contesto
insediativo evidenzia documentazioni sull’origine del villaggio come
forma di abitato stabile, sede di attività economiche.
Dallo studio
preliminare dell’industria litica dei livelli neolitici di
Cetrangolo è possibile ricavare indicazioni per la definizione di
stadi crono-culturali databili tra il V e il III millennio a.C.
Emerge la ricca serie di lame e lamette in selce e in ossidiana, a
sezione sottile trapezoidale e triangolare con ritocchi di vario
tipo.
Il complesso,
oggetto di studio, evidenzia preliminarmente una serie di evoluzioni
tipologiche che si potrebbero porre in relazione con trasformazioni
pertinenti sia le strategie di sussistenza sia l’articolazione
socio-culturale. L’analisi tipologica e confronti con contesti di
recente rinvenimento evidenziano problematiche relative ai processi
di fabbricazione e ai sistemi di approvvigionamento.
Tali elementi
conducono ad una ridefinizione del contesto di Cetrangolo
nell’ambito dei processi di neolitizzazione che hanno investito, pur
con forme e percorsi diversi, l’areale ionico lucano.
Cultraro M., Forzisi V., Lo Vetro D.
– Poggio dell’Aquila di Adrano (Catania): l’industria litica
neolitica.
Il sito di
Poggio dell’Aquila è ubicato su un basso terrazzo vulcanico (591 m.
s.l.m.) a poco meno di 1 Km a Nord.Est dell’ abitato di Adrano
(Catania). Fu scavato nel 1961 sotto la direzione di L. Bernabò Brea
e M. Cavalier allorché furono aperte contemporaneamente due trincee
di scavo denominate zona A e zona B.
La serie
stratigrafica messa in luce dagli scavi di Bernabò Brea è riferibile
a quattro fasi distinte che sulla base dell’indicatore ceramico
attestano la frequentazione del sito dal Neolitico medio alla
primissima età del Bronzo con uno iato relativo al Neolitico finale
e all’Eneolitico iniziale.
Gli autori
presentano lo studio tecno-tiologico del materiale litico
proveniente dal taglio 12 del saggio sud relativo al primo momento
di occupazione del sito ascrivibile al Neolitico medio iniziale di
facies stentinelliana. L’industria litica, realizzata in prevalenza
in selce di buona qualità, accompagnata da quarzite ed ossidiana, è
caratterizzata da un débitage laminare, realizzato sia
mediante percussione indiretta sia per pressione; l’assetto
strutturale è determinato dalla netta prevalenza di strumenti
generici come denticolati e raschiatoi.
Carboni A., Lugliè C.
– Analisi tecnologica del débitage laminare in ossidiana dal sito
Neolitico antico di Coddu is Abionis (Sardegna centro-occidentale).
Raccolte di
superficie sistematiche ed intensive nel sito all'aperto di Coddu is
Abionis (Terralba, OR), lungo la piana costiera circa 10 km ad W
della sorgente di ossidiana del Monte Arci, hanno portato al
recupero di una serie di oltre 22000 elementi litici scheggiati. In
assenza di manufatti ceramici, precedenti classificazioni dei
manufatti litici tipologicamente differenziati e l'analisi
territoriale di dettaglio dell'insediamento preistorico hanno
consentito di attribuire il sito al Neolitico antico lato sensu.
Per circa il 97% i manufatti sono in ossidiana ed il débitage
rappresenta più del 95% dell'industria, con i diversi stadi
pertinenti a chaînes opératoires per la produzione di schegge
e lame attuate nel sito. In questa sede si presentano i risultati
dell'analisi applicata su circa 3000 elementi di differenti
categorie tecnologiche riconducibili al débitage laminare. Le
sequenze di riduzione, le tecniche implicate ed i ritmi del débitage
identificati contribuiscono a documentare un metodo di scheggiatura
complessivamente minoritario nell'ambito dei complessi del Neolitico
antico nell'area di approvvigionamento diretto dell'ossidiana del
Monte Arci e, più in generale, nel quadro dell'area tirrenica di
diffusione delle facies a ceramiche impresse cardiali.
Lugliè C., Sanna I., Congia C., Melosu B., Secci E., Carta R., Fanti
L., Carboni A.
– L'industria
litica del Neolitico antico terminale di Sa Punta - Marceddì a
Terralba-OR (Sardegna Centro-Occidentale): risultati preliminari.
Del sito
costiero di Sa Punta, attualmente in corso di scavo, sono stati
messi in luce al momento orizzonti stratigrafici indisturbati datati
entro gli ultimi tre secoli del VI millennio a.C in cronologia
14C calibrata. Nel riempimento superficiale di una trincea
scavata nel bancone calcareo locale, su una superficie indagata
limitata (circa 4,5 mq), sono stati raccolti 659 elementi litici
scheggiati, per il 99% ricavati su ossidiana. Schegge corticali,
nuclei e alcuni rimontaggi documentano un processo di scheggiatura
realizzato sul posto. L'identificazione delle provenienze delle
singole qualità dei litotipi, integrata nell'analisi tecnologica, ha
consentito di identificare le strategie di acquisizione della
materia prima in relazione al comportamento tecnico posto in atto
nel successivo processo di riduzione. L'esame tipo-tecnologico
comparativo dell'industria di Sa Punta con quella del contemporaneo
sito all'aperto di Rio Saboccu a Guspini, distante 4 km, rivela se
non l'identità del gruppo umano gravitante nel territorio,
l'esistenza di strettissime affinità e di una tradizione tecnica
condivisa tra le comunità stanziate nell'area di acquisizione
diretta dell'ossidiana del Monte Arci.
Canino G.
– Nuovi dati da alcuni siti neolitici della Sardegna
sud-occidentale.
Si riconsiderano
i complessi litici, in prevalenza di ossidiana, restituiti dai siti
costieri e subcostieri dei comuni di Gonnesa (Acqua Sa Canna e
Perdaias Mannas) e di Arbus (Sa Arrocca Abruxada) nel sud-ovest
della Sardegna. La produzione è caratterizzatata dalla presenza di
geometrici di varia tipologia e di altri strumenti, grattatoi,
punte, bulini, che contribuiscono ad arricchire il quadro culturale
delle fasi antiche del Neolitico isolano.
Alba L. –
Pitzu ‘e Pudda di Iglesias CI (Sardegna Sud-Occidentale): un sito
del neolitico antico.
L’industria
litica in ossidiana si concentra in un’area di estensione ridotta in
un paesaggio collinare e roccioso. Tra gli utensili sono
rappresentati lame e schegge ritoccate, bulini, perforatori,
bitroncature geometriche, queste ultime inquadrabili
cronologicamente in diverse fasi del neolitico antico.
L’esame degli
scarti di lavorazione indica un completo processo di riduzione “in
loco”, dal ciottolo e dal blocchetto poliedrico di ossidiana
attraverso le varie fasi di preparazione e di restaurazione del
nucleo sino allo stacco di lame di pieno débitage, ottenute per
pressione.
La funzione
dello strumentario litico e l’habitat dell’insediamento orientano
verso la ricostruzione di una economia basata prevalentemente sulla
caccia e di un’occupazione periodica del sito da parte di cacciatori
neolitici.
|